I dati economici principali diffusi da ARAN e sigle sindacali (209 €/mese medi, 240 €/mese per gli infermieri, +7,76% sul triennio, 2,26 miliardi di euro a regime) sono stati confrontati con le tabelle ufficiali del contratto (Tabelle 1a, 2a, 3 e 4) per verificarne la tracciabilità.
Il tabellare puro cresce del 6,49%, non del 7,76%
Il calcolo conferma un incremento tabellare puro 2025-2027 uniforme del + 6,49% per tutte le aree. Il + 7,76% diffuso da ARAN e ripreso da quasi tutte le fonti (con la sola eccezione del comunicato Regioni, che lo qualifica esplicitamente) è calcolato sul monte salari 2023 — una base più ampia, che include anche il Fondo premialità e le indennità di comparto, non lo stipendio tabellare individuale. Quindi è una base di calcolo diversa da quella che un lavoratore leggerebbe istintivamente come “quanto cresce il mio stipendio”.
I 2,26 miliardi tornano solo includendo gli oneri riflessi a carico del datore di lavoro. Il costo diretto in busta paga, calcolato come 209 €/mese × 13 mensilità × 592.638 dipendenti, è pari a circa 1,61 miliardi di euro; aggiungendo l’incremento strutturale del Fondo premialità (221 €/anno pro-capite × 592.638 dipendenti ≈ 131 milioni) si arriva a circa 1,74 miliardi di costo lordo lavoratore. Per raggiungere i 2,26 miliardi dichiarati come risorse “a regime” è necessario un ulteriore + 30% circa, corrispondente agli oneri contributivi e assistenziali a carico del datore di lavoro nel pubblico impiego italiano.
Una controprova indipendente conferma la stessa proporzione: i 445 milioni di euro stanziati per l’indennità di specificità infermieristica, divisi per i 277.138 infermieri dipendenti del SSN (dato Ragioneria Generale dello Stato, 31.12.2023), danno un costo di circa 1.605 €/anno a testa, contro un incremento dichiarato in tabella di 93,35 €/mese × 13 = 1.213,55 €/anno. Il rapporto tra i due valori (≈ 1,32) replica, con un secondo calcolo del tutto indipendente dal primo, lo stesso ordine di grandezza di oneri riflessi.
L’Ipotesi di CCNL 2025-2027 si configura più come un intervento di consolidamento e potenziamento economico limitato che come una riscrittura strutturale del Comparto Sanità, come invece ci si attendeva. Le vere discontinuità normative sono circoscritte a tre ambiti: l’introduzione ex novo della disciplina dell’Intelligenza Artificiale, il recepimento della L. 106/2025 sui permessi e congedi per patologie oncologiche/invalidanti, e l’istituzione di sei nuovi profili professionali e l’estensione del sistema degli incarichi graduati alle Aree Assistenti e Operatori.
Molti istituti a maggior impatto economico (incarichi, differenziali di professionalità, indennità per l’operatività in particolari UO/Servizi) restano condizionati, nella loro concreta erogazione, alle risorse disponibili nei fondi aziendali e agli esiti della contrattazione integrativa: il CCNL nazionale fissa il perimetro massimo, non garantisce l’erogazione effettiva a ogni dipendente.
Le vere novità di tutela per i lavoratori (malattie oncologiche/invalidanti, indennità ferie, estensione degli incarichi graduati ad Assistenti e Operatori) sono mirate e attese da tempo, anche se non universali: alcune riguardano platee specifiche, altre restano subordinate alle risorse e alle scelte della contrattazione integrativa aziendale. La significativa distanza tra gli incrementi nominali e il potere d’acquisto reale eroso dall’inflazione resta l’elemento di maggiore cautela nella valutazione complessiva.
